L’ordine interiore che è virtù

scritto da Insideyou
Scritto 7 anni fa • Pubblicato 6 giorni fa • Revisionato 6 giorni fa
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Testo: L’ordine interiore che è virtù
di Insideyou

Soleva nei tardi meriggi di fine estate accovacciarsi sola ed apatica su quella vasta ed antica scogliera del litorale, lisciando con fare ossesso quei suoi lunghi e lucidi capelli neri mossi dal vento del vespro, cercando dal mormorare del mare quel perché che non riusciva a trovare mai nei suoi abominevoli travagli interiori.
Spesso scattava impulsivamente delle foto, dapprima a ciò che vedeva, poi a sé stessa mettendosi in pose sensuali e lascive per i social, anche se non riusciva a trovare la bellezza innocente nella forma, idealizzata da ciò aveva già proiettato per distrarsi dal tedio e fuggire nuovamente dagli orrori della paura.
Non sapeva che non puoi delimitare il tuo essere in una foto per quello che sei nel presente: non appena hai scattato infatti, hai messo solo un altro limite al già passato.
Il durante è sempre nuovo, va scoperto, vissuto, istante per istante; quando lo vedi per delimitarlo è già diventato trascorso, inutile e stantio: è una cosa finita adesso e quando lo riconosci essere questo o quello come un accaduto, ha davvero pochissimo significato nel vivere.
Si può allora rimanere in ciò che accade senza essere direzionati dalla memoria che ci porta sempre altrove?

Senza la qualità immensa dell’amore vero, non può esserci l’immobilità nel durante che è novità, ma solamente la reiterazione distorta ed instabile del passato che è la ripetizione arida e sterile della meccanicità.
L’amore, non è nulla di cui la mente possa impossessarsi per indicarlo essere qualcosa ed identificarvisi.
Il pensiero insegue l’amore nella sensazione, nella definizione, nella forma, nella qualità da ricordare, nel piacere da desiderare, nell’azione da scegliere, nella conformità di un processo, nell’adesione ad uno schema o nell’attitudine di un metodo da seguire, di un gesto da compiere o di un modello da imitare.
Ma il pensiero con le sue indecisioni, con le sue manovre, con le sue proiezioni, con le sue illusioni, con le sue meschinità e le sue falsità, non ha nulla a che vedere con l’amore.

L’intelligenza non è lo sforzo della stupidità nel disciplinarsi continuamente per diventare pura intelligenza.
Comprendere la propria stupidità è intelligenza.
Così come vedere che nessuna cosa indicata dal pensiero è amore, è intelligenza.
Dunque quella intelligenza adesso si chiede: hai mai visto totalmente cosa realmente sei?
Gli innumerevoli volti di te stessa internamente?
Colei che adesso desidera questo e poi ambisce a quello, che sceglie di essere una cosa per poi subito dopo chiedersi se sia corretto?
Colei che si reprime ma che arde dentro, che si identifica nella sensazione per poi incolparsi, colei che cita e che ripete ma che non sa davvero niente, colei che dice di vedere ma che è sempre stata cieca, colei che asserisce di sentire ma che non ha mai ascoltato nessuno, colei che si sforza di raggiungere ma che non ha mai toccato nulla?
Colei che prega, che sogna, che medita, che chiede e che poi anela; che pretende, che viaggia, interiormente o spiritualmente sublimando la coercizione del sacrificio rendendosi conto della sua meccanicità e reagendo ad essa si cala in un’altra piacevole routine; che percepisce la sua insensibilità e che la persevera però nella costante ricerca del piacere personale nel tentativo di evitarla; che si illude di aver sperimentato per poi chiedersi un istante dopo se sia vero; che si proclama essere nel buono per poi indicarsi e condannarsi nell’errore?

Come può una tale confusione, un così manifesto disordine, una continua lotta, un costante sforzo, un travaglio assiduo e dissoluto, un variegato conflitto di tante parti in competizione tra loro agire accuratamente, ordinatamente e soprattutto responsabilmente?
Che cos’è quell’ordine supremo interiore che è virtù, che non è una proiezione del pensiero, che non è imposto, che non è scelto, che non è voluto, che non può venire dall’esterno, che non è abitudine e che non può essere riconosciuto?
Senza quell’ordine assoluto la vita non ha alcun senso, è una mera routine ed attitudine meccanica che rende progressivamente inerti, vuoti ed apatici.

Come può esserci, contemporaneamente, la presunzione di anelare e raggiungere l’ordine e colei che lo avverte nel proprio essere, come una reazione opposta a ciò che in effetti invece è?
Non vi sarebbe già una divisione psicologica?
Come può uno stato di disordine interiore, quella contraddizione dilaniante di sé stessi che si corrompe perversamente nei tanti desideri, vedere e riconoscere l’ordine? 
Come possono tante parti essere l’uno?

Solo quando dentro l’essere c’è il vuoto, c’è quel nulla che ha fatto spazio ripulendo ogni residuo di dissolutezza, allora c’è posto per quella luce fulgida senza ombre che è la castità, c’è quella qualità totale, sublime ed assoluta dell’amore vero: la purezza eccelsa senza macchia, senza causa e nient’altro.
Solamente quella vastità infinita può manifestarsi totalmente nell’essere vivo che è morto a sé stesso: un’immensità vasta senza nomi, un profumo fragrante senza sensazioni, una melodia sublime senza frastuoni, una direzione accurata, certa ma immotivata e senza scelte, una primavera senza inizio e senza fine, un fiore soave che non appassirà mai, un’estasi immortale senza tempo, una gioia infinita senza limiti, una bellezza incommensurabile senza misure ed un candore straordinario senza aloni e senza confronti.

Così, in quel balenio sfolgorante in cui le apparve improvvisamente questa verità, una lacrima di sofferenza rigò il suo volto immobile, cadendo scintillante da occhi finalmente privi di dolore, sulla sua mano tremolante dall’emozione profonda che l’aveva sopraffatta.
Non disse nulla, rimase in un assorto ascolto mentre quel quieto ed infinito silenzio interiore sorreggeva delicatamente la sacralità del durante: era il pianto dell’intelligenza che aveva dissipato con la comprensione tutto il suo dolore interiore e con esso, quella stupidità che l’aveva trattenuta, col e nel tempo, nelle fauci acuminate della memoria con l’instabilità perversa dell’ego, restituendola così da quel momento, finalmente libera di volare nella sublime e vera scoperta di sé stessa.

L’ordine interiore che è virtù testo di Insideyou
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